DISCORSO DEL SINDACO VALTER MOTTA IL 25 APRILE;
PER NON DIMENTICARE
Cari concittadini, ancora una volta ci
ritroviamo qui per ricordare una data fondamentale della nostra storia: il 25
aprile 1945, dal dopoguerra Festa della Liberazione. In quel giorno di
sessantacinque anni fa, migliaia di partigiani entravano a Milano, liberandola
dalle SS tedesche.
Nei mesi che seguirono alla Liberazione, i pochi
connazionali scampati ai lager tedeschi, tornarono a casa raccontando le
atrocità vissute in anni di disumana prigionia. Racconti terribili, che abbiamo
ascoltato anche giovedì scorso da Gianluigi Bonalume, figlio di "Pin", nel libro
che ha scritto e ha dedicato alla nipote. "Marta ti racconto chi era tuo nonno",
è infatti la storia di quei 23 mesi di prigionia in Germania che Giuseppe
Bonalume, Pin come lo chiamavano a Sartirana, visse come "schiavo di Hitler"
secondo la definizione creata dallo stesso Pin.
Nell`Italia fascista, la
guerra a fianco dei nazisti era stata decisa dopo due decenni di dittatura. Dal
delitto nel 1924 del socialista Giacomo Matteotti, con la successiva occupazione
del Parlamento, fino all`8 settembre 1943, i nostri nonni e i nostri padri
dovettero subire il fascismo. Chi tra di voi, ha molte rughe e i capelli
bianchi, ha vissuto quei giorni. Certamente ricorda gli anni
dell`oppressione. Con l`armistizio, la Resistenza si organizzò. Né possiamo
dimenticare, con i tanti episodi di razzismo di cui abbiamo notizia anche ai
nostri giorni, le leggi razziali del 1939. Di quanti morti furono responsabili.
I più vicini a noi, la famiglia Milla, milanesi di origine ebraica
sfollati a Verderio Superiore. Traditi e imprigionati a San Vittore, vennero
deportati ad Auschwitz. Nessuno di loro si salvò. In quei vent`anni di
dittatura, molti italiani finirono al confino o in carcere. Qualcuno morì.
Per ricordare i più noti; Giovanni Amendola, Carlo Levi e Antonio Gramsci.
Altri ancora come Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, furono
costretti al silenzio. O, come Alcide De Gasperi, dovettero rifugiarsi in
Vaticano.
Dopo la Liberazione, molti fra quegli uomini, Nenni, Pertini,
Scalfaro, Don Sturzo, De Gasperi, per citarne alcuni, furono in primo piano
nella ricostruzione dell`Italia. Dobbiamo a loro quella Carta Costituzionale che
è stata finora, per tutti, garanzia di libertà. I tentativi per cercare di
cambiarla, di costruire un presidenzialismo populista, con meno controlli e
contrappesi, in questi ultimi mesi si sono fatti più insistenti. Non crediamo
che questa sia la direzione giusta in cu andare. I principi sui quali si regge
la nostra Costituzione sono tuttora validissimi. Sono stati scritti da quegli
uomini, molti dei quali partigiani, che per riconquistare la democrazia e la
libertà rischiarono, ogni giorno, la loro vita e quella dei loro familiari.
Come ha più volte sottolineato il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano :"La Costituzione Italiana non è una specie di residuato bellico,
come da qualche parte si vorrebbe, qualche volta, far intendere. E mai fu intesa
come manifesto ideologico e politico di una parte. Qui sta il senso dei limiti
che non possono essere ignorati, nemmeno in forza dell`investitura popolare,
diretta o indiretta, di chi governa. Perciò il 25 aprile, dice il
Presidente, "Non è la festa di una parte sola". Anche a Paderno ci fu chi, a
causa delle proprie idee, fu costretto a vivere nascosto, venne emarginato e
rimase disoccupato, senza pane e medicine per i propri figli. Per chi si
sente un uomo, manifestare il proprio pensiero e le proprie idee è alimento
necessario, indispensabile. Non può farne a meno. Lo sapeva bene chi, pur di
riacquistare la libertà per il proprio Paese, lasciò casa e famiglia, rischiando
la vita.
Ricorderò la storia di una persona a noi vicina e conosciuto a
molti anche a Paderno d`Adda, perché presentata pubblicamente qualche settimana
fa dagli Alpini Padernesi. E` la storia di Edoardo Vertua. Tenente alpino,
ora cittadino onorario di Verderio Superiore. Nel suo ultimo libro, Vertua
racconta le vicende vissute, tra il 1940 e il 1943, dal Battaglione
"Finestrelle", appartenente al 3° Reggimento Alpini Divisione Taurinense. Il
titolo del libro è "La drugia, guerra del Signor Mulo Tamburo", tradotto dal
piemontese "la guerra letame del Mulo Tamburo". Con un escamotage, Vertua fa
parlare quel mulo, che venne poi sacrificato per sfamare i soldati, e lo fa
raccontare gli anni vissuti con la dittatura fascista.
Scrive Vertua
"Gli alpini subirono e combatterono la guerra dichiarata dal fascismo per innato
senso del dovere verso lo Stato. Dal 1943 -- scrive ancora l`avvocato milanese
-- furono accanto ai partigiani jugoslavi, nella guerriglia intrapresa quale
giusta reazione di quei popoli all`occupazione delle truppe nazi-fasciste. Al
lettore -- sottolinea Vertua -- potrà apparire evidente, comprensibile ed
esecrabile la superficialità con la quale fu voluta, decisa ed attuata la guerra
fascista. E potrà osservare come, col passare del tempo, sia avvenuta la
concentrazione dispotica dei poteri in una sola persona, mediante l`abolizione
degli organi collegiali, collettivi deliberanti". Vorrei ricordare ancora
una volta qui, la ribellione di un prete alla guerra e alle ingiustizie. Quel
prete era don Lorenzo Milani, e scrisse una lettera ai Cappellani militari in
congedo, rispondendo al loro sprezzante giudizio sull`obiezione di coscienza.
Scriveva don Milani, priore della scuola popolare di Barbiana, in una lettera
dell`11 febbraio 1965, rimasta famosa come "L`obbedienza non è più una virtù" .
"Non discuterò qui l`idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se
però voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora
vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria, e reclamo il diritto di
dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato; privilegiati e oppressori
dall`altro. Gli uni sono la mia Patria. Gli altri i miei stranieri. E se voi
avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani
e stranieri possono lecitamente, anzi eroicamente, squartarsi a vicenda, allora
io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e devono combattere i
ricchi. E almeno nella scelta delle armi, sono migliore di voi. Le armi che voi
approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani
e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e
il voto.".
Cari concittadini, ma vi siete mai chiesti perché, subito
dopo la guerra e in pochissimo tempo, tutte le forze politiche italiane,
cattolici, socialisti, liberali, repubblicani, comunisti, si trovarono d`accordo
e scrissero insieme la nostra Costituzione? Perché quelle cinquanta pagine di
principi, vennero scritte dopo una dittatura e una guerra, con milioni di morti
e tragedie di ogni genere. La nostra Costituzione è quanto di meglio i nostri
nonni e i nostri padri potessero lasciarci. Ricorderò qui l`articolo 3 :"Tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale, e sono uguali davanti alla legge, senza
distinzioni di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali". Riuscite a ricordare qualcosa di simile
che, in sole tre righe, riesca a dare tanta dignità all`uomo? Grazie ai
padri della Costituzione, dettata dalla Resistenza vissuta da ognuno con i
propri valori, riuscimmo superare i difficili momenti del dopoguerra. Il 25
aprile è stato l`inizio dell`Italia nuova. Lo difenderemo ad ogni costo.
Scriveva Primo levi, che a distanza di trent`anni dal campo di
sterminio, si suicidò per gli insopportabili ricordi di quello che aveva vissuto
e dei molti che aveva visto morire :"Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide
case. Voi che trovate, tornando a sera, il cibo caldo e visi amici.
Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace,
che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no. Considerate se
questa è una donna, senza capelli e senza nome. Senza più forza di ricordare.
Vuoti gli occhi e freddo il grembo. Come una rana d`inverno. Meditate che
questo è stato. Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore. Stando in
casa, andando via, coricandovi, alzandovi". Come fece Primo Levi, anche noi
diciamolo: ripetetele ai vostri figli, perché anche loro sappiano. Viva la
Resistenza, la Liberazione e l`Italia Unita. |
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